Pagine

martedì 14 febbraio 2012

La fiera del bue grasso

THE FAT OX FAIR TODAY
DER VIEHMARKT DES PIEMONTRINDES HEUTE

Da ormai cent'anni Carrù ospita ogni anno, di giovedì a metà Dicembre, la Fiera del Bue Grasso, massima espressione della razza bovina Piemontese: non si tratta di una normale fiera di bovini da macello, ma di una sorta di celebrazione rituale dell'opulenza bovina. The Fair celebrates the characteristics of the breed, the Piedmontesse ox, a species of excellent nutritional qualities;the tradition of the Fair began in 1910 with unforeseen and unforeseeable success which increased year after year.
La fiera è uno spettacolo fatto di molti protagonisti, scandito nell'arco di una giornata da appuntamenti rituali che si ripetono anno dopo anno: l'arrivo di prima mattina degli allevatori con le loro bestie, le contrattazioni, l'attesa per la proclamazione del vincitori, il conferimento dei premi con la consegna delle gualdrappe e la breve sfilata dei vincitori. Mentre sulla piazza del bestiame fervono commenti, incontri e transazioni, nelle osterie rimaste si ripete un rito antico: ai tavoli , la gente che ha già sopportato un paio di ore di gelo, si riscalda lo stomaco con le trippe e con una tazza di brodo caldo con l'aggiunta di un goccio di Dolcetto. A metà mattinata è una tappa d'obbligo, il primo segnale di quel bollito che coronerà la giornata del bue. While at the cattle-fair feverish comments and contracts are made, in the few remaining inns an ancient and fortifying tradition is repeated: Osterie restore bodies numb with cold after hours of exposure to the freezing elements od December with their mid-morning dishes of steaming tripe and bowls of boiling hot soup. As midday approaches we must return to the cattle market to hear the announcements of the winners and see the parade: with this event the official part of the fair ends and the more convivial gastronomic part begins: the great “bollito” of Carrù. The stomach must be strong and well prepared as before the bollito are the “obligatory” antipasti, ravioli and, after the boiled beef dish, cheese, fruit and dessert!!!

giovedì 2 febbraio 2012

Valcasotto

In un’ora e mezza circa di auto dal nostro agriturismo, possiamo raggiungere una località veramente suggestiva - la Valcasotto - storicamente nota per il suo castello e per la bellezza dei suoi boschi di castani. Nei millenni si sono susseguite culture e dominazioni diverse che le hanno lasciato una ricchezza di tradizioni.
Certosa del XII secolo (una delle prime in Italia), la costruzione fu trasformata, nel 1700, unendo al carattere di semplicità quello della monumentalità. La trasformazione in reggia avvenne con Re Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, grandi appassionati di caccia. Si possono ammirare gli splendidi arredi delle stanze, tra cui il salotto verde e l’ampia Camera della Musica.Quando Casa Savoia comperò quello che restava dell'antica Certosa, la prima cosa da farsi fu una potente opera di ricostruzione. Purtroppo non fu toccata, in questo lavoro, la parte riguardante il monastero vero e proprio che, già lungamente provato dal tempo e dai saccheggi, andò presto in rovina. Fu invece rimessa a nuovo la zona antistante: cappella e foresteria, ancor oggi visitabili (meglio informarsi presso il comune di Garessio, perché sono stati effettuati dei lavori di restauro che avrebbero dovuto finire a fine 2011). Il Castello rimase proprietà della famiglia reale dall'anno 1837 al 1881, data in cui venne venduto a privati. Carlo Alberto iniziò dunque quest'opera di adattamento a castello di caccia e residenza estiva, ma chi ne fece vero uso fu il suo successore Vittorio Emanuele II e i suoi figli.











Nell’antico borgo, sapientemente ristrutturato da Beppino Occelli, potete invece trovare l’antico mulino napoleonico dove, sotto la spinta dell’acqua, la grande ruota mette in movimento le antiche pietre che preparano le farine per l’inverno: da più di 200 anni si macina grano e castagne, segale per il pane nero, meliga “ottofile” per i biscotti e grano saraceno, ingrediente d’obbligo per i menù di queste montagne.


Naturalmente, una volta raggiunto il borgo, è d’obbligo la visita alla stagionatura dei formaggi dove la “muffa” la fa da padrona: sono proprio alcune di queste, definite “nobili”, a creare e a modificare in positivo il gusto finale dei formaggi. Nel buio di queste cantine potrete trovare a stagionare forme di Raschera, Losa, Testun o Cusié (avvolto in foglie di castagno), adagiate su assi di legno di diverse essenze (pero, melo, ciliegio…) che conferiscono un gusto in più, spesso unico e irripetibile.


Un consiglio spassionato che vi posso dare è quello di arrivare per l’ora di pranzo, così nella tranquillità del borgo potete gustarvi presso la locanda (magari in compagnia di qualche personaggio del posto che si ritrova per una partita a tre sette), un bel tagliere di salumi e di formaggi, oppure un bel piatto di polenta fumante. A pancia piena potrete così dedicarvi meglio alla visita guidata e non dimenticatevi un maglioncino: l’umidità è elevata e la temperatura è bassa anche se si è d’estate e, all’aperto, cerchereste volentieri l’ombra di un bel castano secolare.