Přea e eř sè Presepe
Sono le 18 e anche nella piazza di Sinio l'aria è davvero frescolina...ma tutti noi siamo super imbacuccati e pronti a sfidare freddo e neve: stiamo andando a Prea, suggestivo borgo delle valli Monregalesi, dove ormai da 30 anni si perpetua un evento davvero affascinante, il PRESEPE VIVENTE! La serata è stupenda: cielo stellato, alberi e case imbiancati da una coltre di neve ghiacciata...non potevamo pretendere di più!!
Ci incamminiamo tra le viuzze strette del paesino arroccato sulle montagne, facendoci ogni volta sorprendere dalle scene interpretate dagli abitanti: l'ambientazione non è riferita al tempo in cui nacque il Santo Bambino, bensì ad usi e costumi dell'inizio XVII secolo (Oeř Presepe dla Přea l ai ina rapresentasioun d art e moeshtè di temp pasà), quando le montagne pullulavano di vita, di persone impegnate in innumerevoli occupazioni e mestieri.
E così dopo pochi passi ci imbattiamo nella bottega del fornaio (panoutè), del calzolaio che costruisce zoccoli (gřulàou) e poco più in là dei formaggiai (fřuchàou): c'è anche chi fa mattoni (mounè) usando la terra del posto, chi batte la canapa (batitour ëd chambou) per ricavarne la fibra tessile, chi lavora la pietra (pica peře) e chi forgia coltelli (coutei).
Il bosco a quei tempi era una risorsa importantissima: tagliavano gli alberi con asce e seghe ed i tronchi venivano calati a valle attraverso una carrucola saldamente ancorata ad un cavo (telefeřica); nella segheria (arsiàou) si riducevano in assi o, scavati, diventavano vasche per gli usi più disparati. Il bosco offriva di che mangiare, castagne in particolare, mangiate bollite o arrostite (fruè e moundaiè) o fatte essicare, battute e scelte (batitour e soerna ëd cashtanhe) perchè si conservassero durante l'inverno.
Le foglie secche degli alberi e delle pannocchie riempivano i materassi, sapientemente realizzati da donne esperte (materasèře); le donne erano fondamentali nell'economia famigliare: sarte (sařtouře), ricamatrici (ricamatrizh), filatrici (filatrizh), lavandaie che usavano la cenere per sbiancare il bucato (alshia indinz a la sia), donne che facevano il sapone usando il grasso del maiale, la soda caustica e aromi naturali.
In mezzo a tanto lavoro, c'era comunque occasione di far festa: ecco allora che incontriamo novelli sposi che banchettano per le vie del paese (la pouarta d i shpouzë), invitando tutti a unirsi alle danze, mentre nell'osteria (oshtou) del paese si beve vino e si gioca a carte.
Continuando a salire arriviamo sul sagrato della chiesa; qui l'asino e il bue riscaldano la capanna in cui Maria e Giuseppe coccolano il loro bambino (cabana d oeř bambìn), il neonato Gesù: e come nel presepe di Betlemme anche qui ci sono i pastori (bergè) con pecore e capre, mentre dalla chiesa si innalzano canti e cori natalizi.
Uno ci perderebbe delle ore a descriverlo tutto, ma per vivere con forza, quella suggestione che ti rimanda negli anni passati, dove la vita era dura ma piena di soddisfazioni, bisogna ascoltarlo e guardarlo, a volte tornare un po’ bambini per poter rivivere come in un sogno, i ricordi che questo paese con la sua parlata, il kyè, ti regala.

Bellissimo, allora il prossimo anno organizziamo la Befana in Cascina Sant'Eufemia con gita a Prea ...
RispondiElimina