In Piemonte i soprannomi sono spesso molto pittoreschi anche se, non sempre, sono graditi a chi se li vede affibbiare forzatamente: generalmente però si accettano con divertita rassegnazione.
Oggi giorno i nomi sono più strambi degli stranòm di una volta, e non si è più vincolati dalla consuetudine di tramandare il nome dei nonni: non sussiste più la necessità di assegnare un nomignolo distintivo per individuare una persona. La consuetudine si estendeva anche alle località, per caratterizzare l’indole degli abitanti del paese, ma soprattutto per sfogare il proprio campanilismo contro gli abitanti dei paesi vicini; lo stranòm veniva affibbiato proprio a tutti, nessuno escluso!!
Da parte dei nonni paterni io sono 'n avucat (un mio avolo aveva una gran parlantina e “sava un po’ 'tut”) ma anche 'n gril (un mio pro zio era stato visto correre giù per un prato con una blusa verde sbottonata e qualcuno aveva sentenziato “sata pei de 'n gril”).
Molto più curioso e quello del mio nonno materno. Abitava in un piccolo paesino del Monregalese e nella bella stagione, alla domenica, ci si trovava in piazza per fare una partita a “Balon a pugn”. Ora, sulla piazza del paese c’era il peso pubblico e quando si doveva andare alla battuta, bisognava prendere la rincorsa proprio partendo dal peso: l’operazione non era per niente semplice perché il peso si muoveva parecchio e disturbava il battitore. Mio nonno riusciva invece a prendere la rincorsa senza patire questo movimento oscillatorio, così che la gente del posto, guardandolo in movimento, iniziarono a dire “smia 'n tamagnun!”. Risultato: i maschi che portato il cognome di mio nonno, ancora adesso in paese sono “Tamagn”.

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